Nota del fotografo

Sono certo che noterete la differenza nella qualità tra le stampe da negativo sviluppate in condizioni difficili, le prime immagini scattate con macchine digitali in files jpeg di piccole dimensioni, e le immagini delle macchine digitali professionali di oggi.

Nel 1987, mentre intraprendevo i primi passi come fotoreporter per un’agenzia di stampa internazionale, dovevamo ordinare e inviare le nostre immagini sul posto con qualcosa che oggi sembrerebbe un’apparecchiatura paleolitica. Ciononostante, mi sento fortunato ad aver attraversato indenne una rivoluzione nella fotografia: il passaggio dall’analogico al digitale.

Nell’era del pre-digitale, i fotografi di agenzia viaggiavano non solo con un un’attrezzatura fotografica completa, ma anche con l’indispensabile per avere una camera oscura tradizionale, smontata e impacchettata. Una camera oscura portatile conteneva sostanze chimiche per sviluppare pellicole e fare stampe, bobine, bacinelle, vassoi, un termometro, un timer, un asciugacapelli e un ingranditore.  A questo bisognava aggiungere una macchina da scrivere, forbici, un cutter, un assortimento di mollette, morsetti e attrezzi vari, teli neri e, più importante di tutto il resto, un trasmettitore che doveva essere collegato a una linea telefonica che spesso si rivelava di cattiva qualità, o a un telefono satellitare. 

Non c’era un istante da perdere quando i fotografi d’agenzia dovevano fare di tutto per rispettare la scadenza della pubblicazione della prima pagina delle notizie a stampa. Dopo aver scattato ed editato le mie immagini migliori, la parte successiva del mio lavoro consisteva nell’ordinare le immagini delle notizie il più velocemente possibile. 

Le foto qui esposte testimoniano i cambiamenti nel nostro modo di lavorare e nelle attrezzature a disposizione nei differenti periodi. Le immagini stampate da negativi sviluppati sul campo e le immagini delle prime macchine digitali sono in contrasto con quelle prodotte al giorno d’oggi da macchine digitali professionali.

Siano immagini digitali o analogiche, il messaggio resta lo stesso. Il fotogiornalismo c’era, c’è e ci sarà per mantenere informato il pubblico globale sulle ingiustizie del nostro mondo e su altri importanti temi e valori nelle nostre esistenze. 

Yannis Behrakis